Il lavoratore ha diritto al pagamento del T.F.R. dall’appaltante pubblico.

Diritto del lavoro
La vicenda trae origine dal mancato pagamento del T.F.R. a una lavoratrice da parte di un'impresa di pulizie che si è trovata in grave difficoltà economica. La nostra strategia per tutelare il diritto della nostra cliente è stata quella di rivolgere la richiesta di pagamento al Ministero della Difesa che aveva affidato l'appalto di pulizie nel quale la stessa aveva lavorato e maturato il suo credito, invocandone la responsabilità solidale. Non essendo stata accolta la richiesta stragiudiziale, abbiamo provveduto a ottenere un decreto ingiuntivo di pagamento, che è stato opposto. Il Tribunale di Roma - Sezione Lavoro ha rigettato l’opposizione dell’Avvocatura dello Stato confermando integralmente il decreto ingiuntivo. Il Giudice del lavoro ha riconosciuto che anche il T.F.R. deve ricomprendersi tra i trattamenti retributivi per i quali sussiste ai sensi…
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È illegittima la riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione imposta dal datore di lavoro.

È illegittima la riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione imposta dal datore di lavoro.

Diritto del lavoro
Il lavoratore che abbia manifestato il suo dissenso alla riduzione del suo orario contrattuale di lavoro e abbia messo a disposizione le sue energie lavorative, mantiene il diritto alla retribuzione per le ore non lavorate. È questo il principio riaffermato dal Tribunale di Roma - Sezione Lavoro, pronunciandosi in favore di un lavoratore assistito dal nostro studio, che aveva ricevuto una comunicazione di riduzione del suo orario di lavoro di 6 ore settimanali, con conseguente riduzione della retribuzione, motivata dal datore di lavoro con la perdita di un appalto. Il Giudice del Lavoro ha correttamente stabilito che la riduzione dell’orario di lavoro deve essere consensuale e risultare da atto scritto o da fatti concludenti e ha, quindi, confermato il decreto ingiuntivo di pagamento della retribuzione relativa alle ore non fatte…
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Il contratto di apprendistato è nullo se manca la formazione

Diritto del lavoro
Il contratto di apprendistato non può essere stipulato al solo scopo di far svolgere durante la durata del contratto, le mansioni tipiche del profilo professionale, ma deve prevedere al contempo un'attività di insegnamento da parte del datore di lavoro, la quale costituisce elemento essenziale indefettibile del contratto, entrando a far parte della causa negoziale. Confermando la decisione della Corte d’Appello di Venezia, a Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro (sentenza n. 5375, del 07 marzo 2018) ha ribadito il principio generale secondo cui il contratto di apprendistato, che è contratto a causa mista con finalità formative, non può essere stipulato al solo scopo di far svolgere durante la durata del contratto, le mansioni tipiche del profilo professionale, (nel caso in esame di portalettere) ma deve prevedere al contempo un'attività di…
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Il contratto a termine è legittimo solo se firmato anche dal lavoratore

Diritto del lavoro
Con la recentissima ordinanza n. 2774 del 05.02.2018 la Cassazione ha, opportunamente, chiarito che ai fini del riconoscimento della legittimità del contratto a tempo determinato, il rispetto della forma scritta – prevista ad substantiam, onde insuscettibile di esser provata a mezzo testi – della clausola appositiva del termine presuppone la avvenuta sottoscrizione del contratto stesso ad opera del lavoratore, in momento antecedente o contestuale all’inizio del rapporto. Non è, quindi, sufficiente la consegna al predetto lavoratore del documento sottoscritto dal solo datore, poiché la consegna in questione – benché seguita dall’espletamento di attività lavorativa – non è suscettibile di esprimere inequivocabilmente una accettazione (peraltro irrilevante ove manifestata per fatti concludenti) della durata limitata del rapporto, ma, plausibilmente, la semplice volontà del lavoratore di esser parte di un contratto di lavoro.…
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Licenziamento per abuso del diritto di congedo parentale

Diritto del lavoro
Licenziamento per abuso del diritto di congedo parentale E' giustificato il licenziamento del lavoratore che essendo in congedo parentale non si occupi delle cure dei figli Con sentenza n. 509 del 2018 la Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di un lavoratore, essendo stato accertato, in base ai risultati di indagini investigative commissionate dal datore di lavoro, che il dipendente "per oltre metà del tempo concesso a titolo di permesso parentale", non aveva "svolto alcuna attività a favore del figlio". Abuso del diritto di congedo parentale in caso di sviamento dalla sua funzione tipica In base al criterio della funzione può verificarsi un abuso del diritto potestativo di congedo parentale, allorché il diritto venga esercitato non per la cura diretta del bambino, bensì per attendere ad altra attività…
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Mansioni. Rifiuto della prestazione. Licenziamento.

Mansioni. Rifiuto della prestazione. Licenziamento.

Diritto del lavoro
Il rifiuto della prestazione da parte del lavoratore adibito a mansioni inferiori quale reazione al demansionamento può giustificarne il licenziamento. Il lavoratore adibito a mansioni inferiori non può reagire rendendosi totalmente inadempiente alla prestazione, sospendendo ogni attività lavorativa, ove il datore di lavoro assolva a tutti gli altri propri obblighi (pagamento della retribuzione, copertura previdenziale ed assicurativa, assicurazione del posto di lavoro). Non si può sempre invocare il principio inademplenti non est adimplendum. E' possibile rifiutare l'adempimento della propria obbligazione, invocando il principio inademplenti non est adimplendum di cui all'art. 1460 c.c., solo qualora sia totalmente inadempiente anche la controparte contrattuale. La norma sopra citata, infatti, dispone che "Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l'altro non adempie o non offre di adempiere…
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Il lavoratore subordinato demansionato ha diritto al risarcimento del danno esistenziale

Diritto del lavoro
Deve essere risarcito il danno non patrimoniale consistente nella lesione della dignità personale e del prestigio professionale cagionato al lavoratore demansionato, trattandosi di lesione di diritti inviolabili costituzionalmente garantiti. La sussistenza del danno può essere provata anche a mezzo di presunzioni semplici, sulle quali il giudice può fondare in via esclusiva il proprio convincimento. Cassazione, Sez. Lav., 25 settembre 2017, n. 22288.
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È legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente che minaccia e ingiuria il datore di lavoro.

Diritto del lavoro
È giustificato, per irrimediabile lesione del vincolo fiduciario, il licenziamento del lavoratore che rivolga al datore di lavoro minacce e ingiurie alla presenza di clienti e colleghi, danneggiando gravemente l’immagine dell’azienda. A tale condivisibile decisione la Corte è giunta applicando il principio di diritto per il quale il giudizio di proporzionalità tra fatto addebitato al lavoratore e licenziamento disciplinare non va effettuato in astratto, bensì con specifico riferimento a tutte le circostanze del caso concreto, all’entità della mancanza (considerata non solo da un punto di vista oggettivo, ma anche nella sua portata soggettiva e in relazione al contesto in cui essa è stata posta in essere), ai moventi, all’intensità dell’elemento intenzionale e al grado di quello colposo. (Cassazione Civile, Sez. Lav., sentenza 15 settembre 2017, n. 21506)
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Nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo l’onere del datore di lavoro di provare l’adempimento all’obbligo di repêchage va assolto anche in riferimento a posizioni di lavoro inferiori

Diritto del lavoro
Il datore di lavoro che adduca a fondamento del licenziamento la soppressione del posto di lavoro cui era addetto il lavoratore ha l’onere di provare non solo che al momento del licenziamento non sussisteva alcuna posizione di lavoro alla quale egli avrebbe potuto essere assegnato per l’espletamento di mansioni equivalenti, ma anche di avergli prospettato, senza ottenerne il consenso, la possibilità, in alternativa al licenziamento, di un reimpiego in mansioni inferiori ma rientranti nel suo bagaglio professionale, ovviamente se compatibili con l’assetto organizzativo aziendale. Per la Cassazione, infatti, costituisce violazione del principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto il comportamento del datore di lavoro che non prospetti al lavoratore la possibilità di evitare il licenziamento mediante l’assegnazione a mansioni inferiori (Cass. Sez. Lav., 21 dicembre 2016 n. 26467).
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