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Il contratto di apprendistato è nullo se manca la formazione

Diritto del lavoro
Il contratto di apprendistato non può essere stipulato al solo scopo di far svolgere durante la durata del contratto, le mansioni tipiche del profilo professionale, ma deve prevedere al contempo un'attività di insegnamento da parte del datore di lavoro, la quale costituisce elemento essenziale indefettibile del contratto, entrando a far parte della causa negoziale. Confermando la decisione della Corte d’Appello di Venezia, a Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro (sentenza n. 5375, del 07 marzo 2018) ha ribadito il principio generale secondo cui il contratto di apprendistato, che è contratto a causa mista con finalità formative, non può essere stipulato al solo scopo di far svolgere durante la durata del contratto, le mansioni tipiche del profilo professionale, (nel caso in esame di portalettere) ma deve prevedere al contempo un'attività di…
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Il contratto a termine è legittimo solo se firmato anche dal lavoratore

Diritto del lavoro
Con la recentissima ordinanza n. 2774 del 05.02.2018 la Cassazione ha, opportunamente, chiarito che ai fini del riconoscimento della legittimità del contratto a tempo determinato, il rispetto della forma scritta – prevista ad substantiam, onde insuscettibile di esser provata a mezzo testi – della clausola appositiva del termine presuppone la avvenuta sottoscrizione del contratto stesso ad opera del lavoratore, in momento antecedente o contestuale all’inizio del rapporto. Non è, quindi, sufficiente la consegna al predetto lavoratore del documento sottoscritto dal solo datore, poiché la consegna in questione – benché seguita dall’espletamento di attività lavorativa – non è suscettibile di esprimere inequivocabilmente una accettazione (peraltro irrilevante ove manifestata per fatti concludenti) della durata limitata del rapporto, ma, plausibilmente, la semplice volontà del lavoratore di esser parte di un contratto di lavoro.…
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Licenziamento per abuso del diritto di congedo parentale

Diritto del lavoro
Licenziamento per abuso del diritto di congedo parentale E' giustificato il licenziamento del lavoratore che essendo in congedo parentale non si occupi delle cure dei figli Con sentenza n. 509 del 2018 la Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di un lavoratore, essendo stato accertato, in base ai risultati di indagini investigative commissionate dal datore di lavoro, che il dipendente "per oltre metà del tempo concesso a titolo di permesso parentale", non aveva "svolto alcuna attività a favore del figlio". Abuso del diritto di congedo parentale in caso di sviamento dalla sua funzione tipica In base al criterio della funzione può verificarsi un abuso del diritto potestativo di congedo parentale, allorché il diritto venga esercitato non per la cura diretta del bambino, bensì per attendere ad altra attività…
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Mansioni. Rifiuto della prestazione. Licenziamento.

Mansioni. Rifiuto della prestazione. Licenziamento.

Diritto del lavoro
Il rifiuto della prestazione da parte del lavoratore adibito a mansioni inferiori quale reazione al demansionamento può giustificarne il licenziamento. Il lavoratore adibito a mansioni inferiori non può reagire rendendosi totalmente inadempiente alla prestazione, sospendendo ogni attività lavorativa, ove il datore di lavoro assolva a tutti gli altri propri obblighi (pagamento della retribuzione, copertura previdenziale ed assicurativa, assicurazione del posto di lavoro). Non si può sempre invocare il principio inademplenti non est adimplendum. E' possibile rifiutare l'adempimento della propria obbligazione, invocando il principio inademplenti non est adimplendum di cui all'art. 1460 c.c., solo qualora sia totalmente inadempiente anche la controparte contrattuale. La norma sopra citata, infatti, dispone che "Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l'altro non adempie o non offre di adempiere…
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Il trust non è soggetto a imposta proporzionale

Diritto civile
L'operazione di trasferimento di beni in un trust non va assoggettata all’imposta proporzionale poiché non si tratta di un’operazione a contenuto patrimoniale non avendo natura onerosa. Nel trust, infatti, l'intestazione dei beni al trustee è solo momentanea e avviene a titolo gratuito, senza riconoscimento di alcun corrispettivo. Il settlor (disponente) istituendo il trust non arricchisce il patrimonio personale del trustee (fiduciario) il quale è chiamato ad amministrare e gestire i beni destinati al trust nell'interesse del beneficiario. Ciò è quanto affermato dalla Cassazione respingendo la tesi dell'Agenzia delle Entrate, secondo cui il trasferimento dei beni in trust, anche se privo di natura onerosa, doveva essere considerato alla stregua di un’operazione di carattere patrimoniale, come tale assoggettabile ad imposta, nella misura proporzionale del 3% ex art. 9 della tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986. Quanto detto vale anche per le…
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E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova Legge sul “biotestamento”

Diritti della persona, Diritto civile
Nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del16.01.2018 è stata pubblicata la Legge n. 219 del 22.12.2017 contenente "Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento", c.d. Legge sul biotestamento. La legge, che entrerà in vigore il prossimo 31 gennaio, prevede, in particolare, che "Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Indica altresì una persona di sua fiducia, di seguito denominata «fiduciario», che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e…
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La ex moglie non ha diritto al mantenimento se il matrimonio è durato solo pochi giorni.

Diritto di famiglia
Non sussiste il diritto al mantenimento se, al momento della separazione, non si era ancora realizzata una comunione materiale e spirituale tra i coniugi. Nel caso pervenuto all’esame della Corte di cassazione, il matrimonio aveva avuto una durata di soli 28 giorni senza precedente convivenza e, quindi, senza che si fosse realizzata una vera comunione materiale e spirituale tra i coniugi, i quali avevano deciso di sposarsi esclusivamente per motivi economici, senza che vi fosse stata alcuna condivisione di vita e senza un vero rapporto affettivo qualificabile come affectio coniugalis. Cass. civ. Sez. VI - 1 Ordinanza, 10-01-2018, n. 402
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Il lavoratore subordinato demansionato ha diritto al risarcimento del danno esistenziale

Diritto del lavoro
Deve essere risarcito il danno non patrimoniale consistente nella lesione della dignità personale e del prestigio professionale cagionato al lavoratore demansionato, trattandosi di lesione di diritti inviolabili costituzionalmente garantiti. La sussistenza del danno può essere provata anche a mezzo di presunzioni semplici, sulle quali il giudice può fondare in via esclusiva il proprio convincimento. Cassazione, Sez. Lav., 25 settembre 2017, n. 22288.
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È legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente che minaccia e ingiuria il datore di lavoro.

Diritto del lavoro
È giustificato, per irrimediabile lesione del vincolo fiduciario, il licenziamento del lavoratore che rivolga al datore di lavoro minacce e ingiurie alla presenza di clienti e colleghi, danneggiando gravemente l’immagine dell’azienda. A tale condivisibile decisione la Corte è giunta applicando il principio di diritto per il quale il giudizio di proporzionalità tra fatto addebitato al lavoratore e licenziamento disciplinare non va effettuato in astratto, bensì con specifico riferimento a tutte le circostanze del caso concreto, all’entità della mancanza (considerata non solo da un punto di vista oggettivo, ma anche nella sua portata soggettiva e in relazione al contesto in cui essa è stata posta in essere), ai moventi, all’intensità dell’elemento intenzionale e al grado di quello colposo. (Cassazione Civile, Sez. Lav., sentenza 15 settembre 2017, n. 21506)
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