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E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova Legge sul “biotestamento”

Diritti della persona, Diritto civile
Nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del16.01.2018 è stata pubblicata la Legge n. 219 del 22.12.2017 contenente "Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento", c.d. Legge sul biotestamento. La legge, che entrerà in vigore il prossimo 31 gennaio, prevede, in particolare, che "Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Indica altresì una persona di sua fiducia, di seguito denominata «fiduciario», che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e…
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La ex moglie non ha diritto al mantenimento se il matrimonio è durato solo pochi giorni.

Diritto di famiglia
Non sussiste il diritto al mantenimento se, al momento della separazione, non si era ancora realizzata una comunione materiale e spirituale tra i coniugi. Nel caso pervenuto all’esame della Corte di cassazione, il matrimonio aveva avuto una durata di soli 28 giorni senza precedente convivenza e, quindi, senza che si fosse realizzata una vera comunione materiale e spirituale tra i coniugi, i quali avevano deciso di sposarsi esclusivamente per motivi economici, senza che vi fosse stata alcuna condivisione di vita e senza un vero rapporto affettivo qualificabile come affectio coniugalis. Cass. civ. Sez. VI - 1 Ordinanza, 10-01-2018, n. 402
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Il lavoratore subordinato demansionato ha diritto al risarcimento del danno esistenziale

Diritto del lavoro
Deve essere risarcito il danno non patrimoniale consistente nella lesione della dignità personale e del prestigio professionale cagionato al lavoratore demansionato, trattandosi di lesione di diritti inviolabili costituzionalmente garantiti. La sussistenza del danno può essere provata anche a mezzo di presunzioni semplici, sulle quali il giudice può fondare in via esclusiva il proprio convincimento. Cassazione, Sez. Lav., 25 settembre 2017, n. 22288.
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È legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente che minaccia e ingiuria il datore di lavoro.

Diritto del lavoro
È giustificato, per irrimediabile lesione del vincolo fiduciario, il licenziamento del lavoratore che rivolga al datore di lavoro minacce e ingiurie alla presenza di clienti e colleghi, danneggiando gravemente l’immagine dell’azienda. A tale condivisibile decisione la Corte è giunta applicando il principio di diritto per il quale il giudizio di proporzionalità tra fatto addebitato al lavoratore e licenziamento disciplinare non va effettuato in astratto, bensì con specifico riferimento a tutte le circostanze del caso concreto, all’entità della mancanza (considerata non solo da un punto di vista oggettivo, ma anche nella sua portata soggettiva e in relazione al contesto in cui essa è stata posta in essere), ai moventi, all’intensità dell’elemento intenzionale e al grado di quello colposo. (Cassazione Civile, Sez. Lav., sentenza 15 settembre 2017, n. 21506)
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Nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo l’onere del datore di lavoro di provare l’adempimento all’obbligo di repêchage va assolto anche in riferimento a posizioni di lavoro inferiori

Diritto del lavoro
Il datore di lavoro che adduca a fondamento del licenziamento la soppressione del posto di lavoro cui era addetto il lavoratore ha l’onere di provare non solo che al momento del licenziamento non sussisteva alcuna posizione di lavoro alla quale egli avrebbe potuto essere assegnato per l’espletamento di mansioni equivalenti, ma anche di avergli prospettato, senza ottenerne il consenso, la possibilità, in alternativa al licenziamento, di un reimpiego in mansioni inferiori ma rientranti nel suo bagaglio professionale, ovviamente se compatibili con l’assetto organizzativo aziendale. Per la Cassazione, infatti, costituisce violazione del principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto il comportamento del datore di lavoro che non prospetti al lavoratore la possibilità di evitare il licenziamento mediante l’assegnazione a mansioni inferiori (Cass. Sez. Lav., 21 dicembre 2016 n. 26467).
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Ha natura contrattuale la responsabilità per i danni subiti dal bambino che cade durante la ricreazione

Diritto civile
Con una condivisibile sentenza del 25 ottobre 2016, il Tribunale di Treviso ha deciso una controversia instaurata nei confronti di un istituto materno e di un insegnante dai genitori di una bambina per il risarcimento del danno subito dalla stessa cadendo dalla bicicletta durante la ricreazione. Il Tribunale trevigiano - a nostro avviso correttamente - ha ritenuto applicabile alla fattispecie il regime probatorio imposto dall'art. 1218 c.c., sicché, mentre i genitori della minore danneggiata dovevano provare esclusivamente che l'evento dannoso si fosse verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sulla scuola incombeva l'onere di dimostrare che lo stesso evento fosse stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante. Tale onere non è stato però assolto dai convenuti. Si legge, infatti, nelle motivazioni della sentenza: "I medesimi, infatti, invocano che l'occorso…
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L’infedeltà coniugale può giustificare l’addebito della separazione. Ma quali sono le conseguenze dell’addebito?

Diritto di famiglia
Ha suscitato notevole interesse - anche per l’amplificazione prodotta dai mass media e dai social network - la recentissima sentenza della Cassazione n. 5510 del 6 marzo 2017, che ha confermato la pronuncia della Corte di Appello di Milano di addebito della separazione al marito infedele, in ragione della scoperta da parte della moglie di messaggi amorosi pervenuti sul suo cellulare (l’infedeltà, quindi, era stata la causa della crisi di coppia e non la conseguenza di una crisi preesistente; in questa seconda ipotesi, infatti, sarebbe stato escluso l’addebito). Ma quali sono le conseguenze dell’addebito della separazione? La pronuncia di addebito comporta conseguenze di tipo economico nei confronti del coniuge al quale la separazione è stata addebitata. Anzitutto, il separato con addebito perde il diritto a ottenere l’assegno di mantenimento, vale…
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La mancata affissione del codice disciplinare non sempre impedisce il licenziamento

Diritto del lavoro
Il licenziamento disciplinare intimato per condotte del lavoratore che costituiscono altresì illecito penale o contrastino con il c.d. "minimo etico" è legittimo anche in presenza di violazione del principio di necessaria pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti i lavoratori. Il principio - valevole anche relativamente alle sanzioni disciplinari conservative e non per le sole sanzioni espulsive - è stato ribadito con la sentenza n. 4826 del 24 febbraio 2017 dalla Sezione lavoro della Cassazione, che ha condiviso il consolidato orientamento della Suprema Corte (cfr., Cass. 27.1.2011 n. 1926; Cass. 29.5.2013 n. 13414; Cass. 26.03.2014, n. 7105)  secondo il quale deve ritenersi che in tutti i casi nei quali il comportamento sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. "minimo etico" o a norme di rilevanza…
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L’ex convivente more uxorio ha diritto alla restituzione dei beni personali rimasti nella casa familiare dopo il suo allontanamento

Diritto civile, Diritto di famiglia
Con la sentenza n. 4685 del 23/02/2017 la Cassazione Civile, ha confermato la decisione della Corte d’Appello di Roma, che aveva condannato una donna a restituire al suo ex convivente more uxorio, gli arredi e gli oggetti personali di sua proprietà, che egli aveva lasciato nell’appartamento in cui i due avevano convissuto, esclusi quelli strettamente connessi alle necessità dei figli rimasti nell'alloggio. La Suprema Corte, in particolare, ha chiarito che sono inapplicabili alla fattispecie le norme in materia di comunione dei beni, la cui disciplina non può trovare applicazione in assenza di allegazione di titolo negoziale. La convivenza more uxorio, infatti, determina sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, solo un potere di fatto basato su di un interesse proprio del…
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Chi vuole impugnare un licenziamento non è tenuto a rifiutare la liquidazione

Diritto del lavoro
Si può accettare la liquidazione senza che ciò possa essere considerato come rinuncia a impugnare il licenziamento. La Cassazione, sez. lavoro, con una condivisibile pronuncia di pochi giorni fa, elimina ogni dubbio in proposito affermando: "La mera accettazione della liquidazione, ancorché non accompagnata da alcuna riserva, non può essere interpretata, per assoluto difetto di concludenza, come tacita dichiarazione di rinunzia ai diritti derivanti dall'illegittimità del licenziamento, non esistendo alcuna incompatibilità logica e giuridica tra l'accettazione della liquidazione e la volontà di ottenere la dichiarazione di illegittimità del licenziamento". (Cassazione civile, sez. lav., sentenza 6 febbraio 2017, n. 3045)
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